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Cadute di anziani in casa si possono prevenire in persone che hanno oltre 65 anni di eta’ e vivono in casa

di Fondazione F.Turati Onlus | 12 settembre 2012

Esistono interventi per prevenire le cadute in persone che hanno oltre 65 anni di eta’ e vivono in casa. Lo sostengono i ricercatori della Cochrane Collaboration in un recente aggiornamento di un report precedente, le cui nuove conclusioni derivano dai dati di 159 nuovi studi clinici.Le persone, invecchiando – spiega una nota della Cochrane – possono cadere piu’ spesso per diverse ragioni: per problemi di equilibrio, della vista o per disturbi come la demenza. In particolare, una persona su tre con oltre 65 anni di eta’ e che vive in casa subisce una caduta ogni anno; una caduta su cinque richiede un intervento del medico e una su 10 causa una frattura.

Un gruppo di 7 ricercatori ha considerato le prove fornite da 159 studi condotti su oltre 79.000 persone in Nuova Zelanda, Regno Unito e Australia. E’ emerso che ”esercizi con piu’ componenti eseguiti sia in gruppo sia da persone singole nelle proprie case riducono significativamente il numero di cadute e il rischio individuale di cadere”, afferma l’autore della revisione Lesley Gillespie della Scuola di Medicina di Dunedin (Universita’ di Otago – Nuova Zelanda). Che ha precisato come aumentare la sicurezza e cambiare le abitudini e i comportamenti in casa abbia dato prova di essere efficace per diminuire le cadute, soprattutto per persone con gravi problemi di vista.

Anche alcune forme di chirurgia possono ridurre le cadute. Le persone con particolari disturbi della frequenza cardiaca a cui e’ stato applicato il pacemaker risultano cadere meno spesso rispetto alle persone che non hanno fatto questo intervento, e le donne operate di cataratta hanno un tasso ridotto di cadute.

I farmaci stessi hanno un ruolo importante: la sospensione graduale di quelli che modificano lo stato psichico (detti psicotropi) ha ridotto le cadute. Diversi interventi possono aiutare a prevenire le cadute negli anziani, concludono gli autori, ma ”non ci sono prove che questi interventi possano essere utili anche per persone affette da demenza”. (ANSA).

Ufficio Comunicazione della Fondazione F.Turati