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Immigrazione in Italia: valutare informati (2)

di Luciano Pallini | 11 ottobre 2017

flussi extracomunitari

Secondo appuntamento con l’approfondimento sul fenomeno dell’immigrazione nel nostro Paese firmato da Luciano Pallini, direttore del Centro studi della Fondazione Turati, il quale stavolta si concentra in particolare sui flussi extracomunitari.

Prosegue l’analisi sul fenomeno dell’immigrazione in Italia, curata dal Centro studi della Fondazione: in questo secondo articolo è trattato in particolare il tema dei flussi extracomunitari.

3. Gli stranieri residenti in Italia: un paese aperto agli extracomunitari.

Come ben sa chi ha familiarità nel trattare i dati, quali che siano statistici, amministrativi o contabili, per comprendere quale sia in effetti la realtà, occorre esaminarli più da vicino, perché spesso il totale generale non riesce a riflettere situazioni a volte assai differenziate.

A livello di opinione pubblica europea sulla stampa, tra le elites politiche, tra i cittadini in genere l’Italia è considerata un paese poco aperto agli stranieri, spesso dimenticando i consensi  che movimenti dichiaratamente xenofobi registrano in paesi importanti, dal Front National in Francia alla Alternative fur Deutschland in Germania.

Chi è straniero? È questa una domanda che si pongono le religioni e le scuole filosofiche e che incombe con la sua pregnanza su ideologie e movimenti politici.

La costruzione europea si è proposta, con la libertà di movimento per le persone e di stabilimento di lavoro e capitali, si è proposta di realizzare una cittadinanza europea: le conquiste di Schengen e programmi quali Erasmus sono importanti tessere di questo complesso e faticoso mosaico, ma non sono stati ancora rimossi pregiudizi razziali nei confronti di polacchi, italiani o portoghesi per non dire di romeni e bulgari che pure oggi sono parte della Comunità europea.

Si può comunque definire, come definizione condivisa di straniero il cittadino residente di nazionalità di un paese non appartenente all’Unione europea[1].

In termini assoluti il maggior numero di residenti extracomunitari (4,8 milioni) si trova in Germania seguita dall’Italia (3,5 milioni) e poi sotto i tre milioni si trovano Francia, Spagna e Gran Bretagna.

Come quota percentuali di extra UE sul totale il paese con il valore più elevato è la Grecia (74,1%) seguita dall’Italia (69,8%) e dalla Francia  (65,3%): immediatamente sotto, circa  al 58% Svezia e Danimarca  mentre Germania e Spagna sono attorno al 56%.

 

Residenti con cittadinanza di altro paese (migliaia) al 1° gennaio 2016 per UE ed Extra UE e quota 5 extra UE su totale

 totaleUEextra UEapolidi % extra UE
Belgio             1.327,4          875,9         450,8                0,734,0%
Danimarca                457,1          189,4         267,2                0,558,5%
Germania             8.652,0       3.801,0      4.840,7              10,355,9%
Grecia                798,4          206,7         591,7                  –  74,1%
Irlanda                586,7          384,0         201,1                1,634,3%
Spagna             4.418,2       1.934,3      2.483,0                0,956,2%
Francia             4.408,5       1.529,1      2.879,4                  –  65,3%
Italia             5.026,1       1.517,0      3.508,4                0,769,8%
Austria             1.249,4          615,6         629,8                4,050,4%
Svezia                773,3          304,0         447,7              21,657,9%
Regno Unito             5.640,6       3.204,6      2.436,0                  –  43,2%

 

In Germania, per dire, le comunità più numerose di residenti stranieri provengono nell’ordine da Turchia, Polonia, Italia, Romania e Siria mentre in Belgio provengono  da Francia, Italia, Olanda, Marocco e Romania, in Austria nell’ordine da Germania, Serbia, Turchia, Bosnia Erzegovina e Romania.

Se i residenti con cittadinanza extra UE si rapportano al totale della popolazione il paese con il maggiorcaricoè l’Austria con il 7,2% seguita dalla Germania con il 5,9% e dall’Italia con il 5,8%, un paese aperto agli stranieri quindi.

 

Percentuale %  di residenti con cittadinanza extra UE su totale popolazione del paese

extracomunitari

 

4. Gli extracomunitari per il lavoro e la natalità: mito o realtà?

Emerge con evidenza dai dati resi disponibili da ISTA che, in conseguenza della crisi economica che l’Italia ha attraversato in questi anni ma non soltanto di questa, che le motivazioni che portano gli extracomunitari a venire in Italia sono radicalmente cambiate. Continuano a diminuire drasticamente gli ingressi per motivi di lavoro.

 

Composizione % ingressi di cittadini extra UE per motivazione- 2010_2015

extracomunitari

 

Tra il 2010 ed il 2015 c’è stato un forte calo dei permessi di soggiorno per lavoro: se nel 2010 rappresentavano il 60% dei nuovi rilasci (pari a 359mila unità), nel 2014 sono scesi al 23% (pari a 57mila unità) e nel 2015 sono ulteriormente calati al 9% pari a 21.728 (-62%).

Di converso nello stesso periodo invece è aumentata la quota dei permessi legati a motivi familiari: se nel 2010 rappresentavano il 29,9% del totale, nel 2014 rappresentavano il 40,7%, nel 2015 il 44,8%.

I permessi di soggiorno al 31 dicembre dell’anno mostrano intanto una stabilizzazione della presenza degli extracomunitari con l’aumento dei permessi di lungo periodo da 1,6 milioni del 2010  a 2,3 milioni del 2015 (in percentuale passano dal 46,3%del totale al 59,5%).

I permessi a tempo determinato riflettono le dinamiche degli ingressi nell’anno: quelli per lavoro da più di un milione del 2010 (29,8%) scendono a poco meno di 670 mila (17%) mentre quelli per motivi di famiglia sostanzialmente restano stabili, da 690 a 660 mila (dal 19,5% al 16,85). Stabili su livelli assai modesti quelli per studio, ad esplodere sono gli ingressi per asilo umanitario, da 57 mila a 153 mila (dall’1,6% al 3,95).

 

Permessi di soggiorno al 31 dicembre % e numero in migliaia di unità

%lungo periodolavorofamigliastudioasilo umanitarioaltrototale
201046,329,819,51,21,61,5100
201254,322,118,71,41,42,0100
201559,517,016,81,33,91,4100
unitàlungo periodolavorofamigliastudioasilo umanitarioaltrototale
20101.6371.05468942.57533.536
20122.0448327035353753.764
20152.33966866051153553.931

 

Il differenziale di occupazione a vantaggio degli stranieri che era di quasi dieci punti nel 2006 (67,2 % contro 57,9% ) si è progressivamente ridotto a meno di tre punti nel 2015 (58,9% contro 56,0%).

 

Quota di occupati italiani stranieri 2006-2015

 

Una notazione ulteriore va fatta anche in merito alla natalità: negli ultimi anni la natalità degli stranieri è scesa gradualmente passando dagli 80mila nati del 2012 (massimo raggiunto) ai 72mila del 2015, pur continuando a dare un contributo importante  allo svecchiamento della popolazione, anche se non basta, anche perché gli immigrati infatti si stanno sempre più adattando al modello riproduttivo della società italiana.

 

(segue)

 

[1] Rifugiati inclusi in tutti i paesi mentre richiedenti asilo residenti abituali per almeno 12 mesi solo Belgio, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Regno Unito, Svizzera.