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Italiani sciapi e malcontenti, ma non dobbiamo rassegnarci

di Fondazione F.Turati Onlus | 30 dicembre 2013

Dal 47° Rapporto Censis una fotografia poco incoraggiante, ma ci sono anche elementi da cui ripartire. Come il secondo welfare. di Lorenzo Bandera (dal sito “Secondo Welfare”).

Il 6 dicembre è stato presentato a Roma il 47° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, documento che ogni anno analizza da diversi punti di vista come stanno andando l’Italia e gli italiani. Tanti gli elementi critici emergenti che indicano una società “sciapa e malcontenta”, apparentemente rassegnata alla mera sopravvivenza, ma anche alcuni fattori che danno speranza per il futuro. Come lo sviluppo di molteplici e variegate esperienze di secondo welfare.

Sopravvissuti alla crisi, ma sciapi e malcontenti

Il Censis rileva come, nonostante tutte le difficoltà che ormai da diversi anni affliggono il nostro Paese, nel 2013 non si è assistito a un crollo del sistema economico-sociale atteso da molti osservatori sia dentro che fuori i confini nazionali. Questo perché “abbiamo fatto tesoro di ciò che restava nella cultura collettiva dei valori acquisiti nello sviluppo passato (lo «scheletro contadino», l’imprenditorialità artigiana, l’internazionalizzazione su base mercantile)”, sfruttato la “capacità collettiva di riorientare i propri comportamenti (misura, sobrietà, autocontrollo), abbiamo sviluppato la propensione a riposizionare gli interessi (nelle strategie aziendali come in quelle familiari)”. In poche parole, siamo sopravvissuti alla tempesta grazie alla nostra capacità di adeguarci alle situazioni più complicate.

Ma ora che, pare, siamo riusciti a passare la fase più dura della crisi, cosa resta della società italiana? La fotografia del Censis è impietosa: “oggi siamo una società più «sciapa», senza fermento: circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa. E siamo «malcontenti», quasi infelici, perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali”.

Tra i (pochi) elementi positivi anche il secondo welfare

In questi anni sono tanti gli italiani che hanno visto peggiorare la propria situazione personale, scivolati lentamente verso il basso nella scala sociale, e questo fattore ha determinato un “scontento rancoroso” ben visibile in tanti segmenti della società civile. Bisogna tuttavia riconoscere come in alcuni settori si stia assistendo all’emergere di dinamiche che non possono essere considerate di mera sopravvivenza e che, anzi, permettono di guardare al futuro con un po’ di speranza.

Il Censis registra ad esempio una crescente responsabilità imprenditoriale femminile, lo sviluppo di tante iniziative lavorative derivanti dagli stranieri residenti nel Paese, la presa in carico di impulsi imprenditoriali da parte del territorio, la dinamicità delle centinaia di migliaia di italiani che studiano e/o lavorano all’estero (sono più di un milione le famiglie che hanno almeno un proprio componente in tale condizione) e che possono contribuire al formarsi di una Italia attiva nella grande platea della globalizzazione.

Due secondo il Censis sono gli ambiti che più di altri dimostrano un’evoluzione particolarmente interessante e che, tra l’altro, potrebbero consentire l’apertura di nuovi spazi imprenditoriali e la creazione di importanti vantaggi occupazionali. Da un lato c’è l’economia digitale – reti infrastrutturali di nuova generazione, commercio elettronico, elaborazione intelligente di grandi masse di dati, applicativi basati sulla localizzazione geografica, servizi innovativi di comunicazione, crescita massiccia di giovani «artigiani digitali» – dall’altro il secondo welfare.

Si rileva infatti un’importante crescita di welfare privato (ricorso alla spesa out of pocket e/o alla copertura assicurativa), welfare comunitario (attraverso la spesa degli enti locali, il volontariato, la socializzazione delle singole realtà del territorio), welfare aziendale e welfare associativo (con il ritorno a logiche mutualistiche e la responsabilizzazione delle associazioni di categoria), e la loro dinamicità risulta particolarmente rilevante per tutto il sistema Paese.

Welfare: un sistema che cambia

Dati i cambiamenti in corso, il Censis dedica un capitolo del Rapporto proprio al sistema di welfare italiano e ai mutamenti che lo stanno contraddistinguendo. Nel capitolo emerge come la vera priorità del nostro sistema sia quella di impiegare meglio le risorse a disposizione. La spesa pubblica per la protezione sociale in Italia è pari a quasi il 30% del Pil, e nel periodo della crisi è cresciuta di 3,2 punti percentuali. Il dato appare paradossale, perché incapace di riflette la limatura progressiva della spesa pubblica per il welfare che sta impattando seriamente sui bilanci delle famiglie.

Il Censis evidenzia ad esempio che il 27% degli italiani per ottenere prestazioni sanitarie ha dovuto pagare un ticket superiore al costo che avrebbe sostenuto se avesse acquistato la prestazione nel privato pagando il costo per intero di tasca propria. Anche per questa ragione, risulta quindi in crescita il ricorso al privato e all’intramoenia, ovvero a servizi in cui il medico specialista lavora a pagamento presso una struttura pubblica. Gli italiani giudicano negativamente le manovre di finanza pubblica sulla sanità perché hanno tagliato i servizi e ridotto la qualità (lo dice il 61% degli interpellati), accentuando tra l’altro le differenze di copertura tra regioni e ceti sociali (73%), ma anche perché queste scelte hanno puntato troppo sui tagli e poco sulla ricerca di nuove fonti di finanziamento come fondi sanitari e polizze malattie (67%).

Il capitolo si sofferma quindi sulla centralità delle reti di relazioni e rischi di erosione, analizzando alcuni degli elementi potenzialmente più dannosi per il nostro modello sociale. L’incremento delle persone che vivono sole rischia ad esempio di scardinare l’organizzazione del sistema di welfare, che tende a internalizzare nelle famiglie (che il Ministro del welfare Giovannini ha recentemente indicato come il “terzo welfare”), le risposte ad una molteplicità di bisogni sociali. Le persone che vivono sole oggi sono oltre 7,5 milioni, pari al 14,5% della popolazione superiore ai 15 anni, in aumento del 36,6% (quasi 2 milioni di persone) rispetto al 2002.

Di queste oltre 3,6 milioni sono anziani con più di 65 anni, pari al 29,5% di questa classe di età, in aumento del 24,8% rispetto a 11 anni fa. Meno del 16% di questo segmento di popolazione si dice felice di vivere in tale condizione. Nella maggior parte dei casi questi soggetti proiettano verso l’esterno una domanda di relazionalità e di tutela che richiede l’integrazione di nuove reti sociali. Le risposte a questi bisogni relazionali e sociali viene quasi sempre dalle istituzioni non profit, che non a caso rispetto al 2001 sono cresciute significativamente per numero di volontari (+43,5%), dipendenti (39,4%), lavoratori esterni (+169,4%) e lavoratori temporanei (+48%).

Strumenti complementari: questi sconosciuti

Nonostante il welfare stia cambiando sotto molteplici aspetti, il Censis rileva come non solo l’utilizzo ma addirittura la conoscenza di strumenti complementari all’intervento pubblico facciano registrare tassi particolarmente bassi. Dalla sanità integrativa (che oggi conta oltre 11 milioni di assistiti) alla previdenza complementare (con oltre 6 milioni di iscritti), esiste ancora un buco nero informativo e di conoscenza molto ampio.

Il 33,6% degli interpellati non ha mai sentito parlare di fondi sanitari integrativi e polizze malattia, e un ulteriore 34,9%, pur avendone sentito parlare, non sa esattamente cosa siano. Più del 53% dichiara di non conoscere le differenze tra un fondo sanitario integrativo e una polizza malattia. Anche per la previdenza complementare emerge una ridotta conoscenza di aspetti essenziali: il 35% degli intervistati dichiara di non conoscere il rapporto tra i benefici fiscali della previdenza complementare e quelli relativi ad altre forme di investimento; il 33% non è informato sui parametri per la rivalutazione dei contributi versati; oltre il 16% non sa della possibilità o meno di disporre in tutto o in parte del capitale prima del pensionamento.

All’esercito degli estranei alla previdenza complementare va aggiunto quello dei lavoratori che hanno conoscenze errate degli strumenti integrativi: in totale sono 16 milioni i lavoratori italiani che di fatto non conoscono o conoscono male gli strumenti appartenenti al secondo pilastro (su questo tema si rimanda al terzo capitolo del Primo Rapporto sul secondo welfare in Italia, dedicato alle assicurazioni).

Guardare al futuro cercando connettività

In questo contesto complicato dove è possibile intervenire prioritariamente per ricominciare a crescere e non fermarsi alla mera sopravvivenza? Secondo il Censis il filo rosso che può fare da nuovo motore dello sviluppo per il Paese è la connettività fra i soggetti coinvolti nei diversi processi di cambiamento in essere. “Siamo una società caratterizzata da individualismo, egoismo particolaristico, resistenza a mettere insieme esistenze e obiettivi, gusto per la contrapposizione emotiva, scarsa immedesimazione nell’interesse collettivo e nelle istituzioni. Eppure la crisi antropologica prodotta da queste propensioni sembra aver raggiunto il suo apice ed è destinata a un progressivo superamento”.

Oggi tanto le istituzioni che la politica, per svariate ma intuibili ragioni, non sembrano in grado di determinare una nuova connettività tra le varie anime che compongono il Paese. Per questo il Censis sottolinea come la spinta alla connettività sarà in orizzontale, e caratterizzerà i vari sottosistemi della vita collettiva a “riprova del fatto che questa società, se lasciata al suo respiro più spontaneo, produce frutti più positivi di quanto si pensi”.

Anche il Censis richiama dunque l’importanza non solo del welfare a carattere non pubblico, dimostratosi in grado di rispondere efficacemente a tante problematiche di carattere sociale che lo Stato non è più in grado di fronteggiare, ma anche delle reti tra soggetti che a diverso titolo sono impegnati nello sviluppo del bene comune. E’ infatti attraverso la connettività tra i vari sottoinsiemi che compongono la società civile – in questo senso appaiono significative le esperienze della Alleanza contro la povertà e del Manifesto per il non profit – che, forse, il Paese potrà trovare nuova linfa per tornare a crescere.

Riferimenti

Il sito del Censis

47° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese

Rapporto Censis: chi sta salvando l’Italia sono le donne

Giovannini: primo e secondo welfare insieme per avviare processi

Ufficio Comunicazione della Fondazione F.Turati