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La fragilità degli anziani

di Fondazione F.Turati Onlus | 18 settembre 2014

Dallo studio della Fondazione Turati un panorama dei timori e delle paure delle persone più avanti con gli anni. Un’analisi indispensabile per la messa a punto di politiche adeguate.

Le insicurezze

Le insicurezze analizzate nell’indagine riguardano in primo luogo la sfera del reddito, la capacità di assicurare il dignitoso soddisfacimento delle esigenze vitali del cittadino, di come può arrivare a fine mese ed in secondo luogo l’insicurezza personale, fisica e dei propri averi.

L’insicurezza economica

Per i tre quarti, gli anziani dichiarano di ricevere una pensione di anzianità, mentre il 17% ne è privo totalmente. Questa quota sale al 39% tra quelli che hanno tra i 61 e i 65 anni di età e anche per il genere femminile (33%).

In 8 casi su 100 alla pensione di anzianità si associa una seconda pensione, spesso di invalidità, legata a quelle situazioni di estremo disagio (per arrivare fino al 12,5% tra i 75-80enni, assistiti, non autosufficienti etc).

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Per il 6,5% l’obiettivo di fine mese è raggiunto senza grandi sforzi e a questa quota si aggiunge una ben più rilevante (39,7%) che abbastanza facilmente soddisfa tutte le necessità dell’usuale standard di vita. Le notizie positive finiscono qui; nel restante 53,8% dei casi, infatti, appare difficile arrivare a fine mese con dignità e, tra questi, per quasi 13 anziani su 100 la missione è già divenuta molto complicata.

Con le risorse finanziarie disponibili, come arriva a fine mese

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In Toscana la percentuale di quelli che incontrano difficoltà ad arrivare alla fine del mese è del 46,2% contro il 54,1% del Lazio ed addirittura il 59,3% della Puglia.

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Per il 54% circa di anziani che manifesta disagi in relazione alla sostenibilità del proprio standard di vita la prospettiva è difficile e spesso, integrandosi con altri aspetti, produce una miscela che rende veramente esplosiva la situazione.

Per i due terzi di questi non rimane che rinunciare definitivamente ai livelli di vita pregressi, con la sola aspettativa che stringere la cinghia non significhi privarsi anche di aspetti fondamentali per la vita quotidiana attuale e per il resto della vita. La responsabilità di queste persone ad effettuare un passo indietro per sostenere l’impatto delle difficoltà contingenti, pur muovendo dagli stessi livelli di disagio economico di coloro che hanno indicato altre vie di uscita dal problema, non implica che questi si trovino nella peggiore situazione per gravità integrata tra gli anziani in esame.

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La massima difficoltà si trova in quell’1,6% di anziani con difficoltà economiche (poco meno dell’1% in totale) che indicano di ricorrere a piccoli prestiti da parenti e amici per far fronte alle spese di vita quotidiana. E’ della loro sistemazione al progredire della loro non autosufficienza.

Anche per coloro che si rifugiano nell’aiuto dei figli per soddisfare le spese di vita quotidiana, il 16% di quelli che hanno difficoltà a giungere alla fine del mese (l’8,5% degli anziani in totale) la condizione complessiva non appare migliore.

Solo poco meno grave appare la condizione di coloro che, per far fronte alle sole spese necessarie, iniziano ad erodere il patrimonio accumulato in passato magari destinato ad una vita migliore attesa per i propri figli.

Nel residuo 7% dei casi, quelli che ricorrono a qualche lavoretto per integrare il soddisfacimento dei propri bisogni, sono persone con un buon livello di autosufficienza e supportate da costante attività fisica, età relativamente contenute, una vita professionale da persona realizzata.

A livello regionale la quota di coloro che deve stringere la cinghia e rinunciare a beni e servizi goduti fino ad ieri, va dal 70% in Puglia al 62% del Lazio, con la Toscana in situazione intermedia (66,5%)

Una quota im­portante nel Lazio, (19,5%) superiore a quella delle altre regioni ricorre agli aiuti dei figli (assistenza a distanza) oppure si arrangia con qualche lavoretto (10,3%) sempre in misura superiore rispetto a Toscana e Puglia, mentre è minima (6,7%) la quota di coloro che attingono ai risparmi accumulati in passato.

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L’insicurezza personale

Un’altra dimensione capace di riassumere la condizione integrata di vita di un anziano sintetizza gli aspetti relativi alla percezione della sicurezza, aspetti delicati perché molto sensibili per gli anziani. La dimensione prende il nome di “SICUREZZA”: è un fattore complesso, che risente degli umori individuali ma risulta influenzato anche dalle dinamiche nazionali, non solo riferite allo stesso tema e talvolta anche indotte da campagne di comunicazione mirate o eventi di massimo ascolto..

Un primo connotato della dimensione tende a far emergere i condizionamenti sulla percezione della sicurezza come frutto di esperienze di vita vissuta. Sono uno su nove (10,8%) gli anziani che hanno dichiarato di essere stati vittima di un reato negli ultimi 3 anni. Una penetrazione molto elevata quella che si evince dalla dichiarazione degli anziani, un tasso di aggressioni, truffe, furti e raggiri che sembra confermare la maggiore sensibilità di questa fascia di età per gli aspetti legati al fenomeno.

Negli ultimi 3 anni, Lei è stata vittima di un reato (subito aggressioni in casa e fuori, furti, truffe o tentativi di raggiro)

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Il Lazio, tra le tre regioni esaminate, offre minor sicurezza agli anziani con quote net­tamente superiori alle altre regioni di non autosufficienti (14,7%) ed autosufficienti (11,9%) che sono state vittime di raggiri e truffe.

Il giudizio sulla sicurezza della località dove si vive non è esaltante: non emerge la percezione di un territorio nel quale i residenti si sentono al sicuro. Per circa il 60% degli anziani non esistono problemi ma per una quota superiore al 40% si esprimono serie difficoltà per la sicurezza con addirittura una quota del 13% che innalza il livello di insicurezza fino alla massima altezza.

Complessivamente come giudica la città dove risiede

cittarisiede

Questa percezione segue uno stesso andamento delineato dalla dimensione economica: nelle fasce che percepiscono massima insicurezza si riscontrano i tratti del forte disagio ad arrivare alla fine del mese,

Il grande vantaggio della Toscana è proprio il sentimento di sicurezza offerto dal luo­go di residenza: meno di un anziano su quattro – senza differenze tra autosufficienti e non – ritiene di vivere in un contesto non sicuro mentre in Puglia e Lazio questa percentuale è doppia, arrivando a sfiorare il 50%.

sciurezza

Per il 70,5% degli anziani i crimini sono aumentati e per il 4,2% diminuiti, con un saldo del 66,3% sbilanciato verso l’incremento: a livello regionale il saldo sale al 72% nel Lazio mentre si ferma al 57% in Puglia con la Toscana in posizione intermedia a quasi il 68%.

Secondo lei i crimini in questi anni sono

crimini

L’insicurezza consegue anche al giudizio fortemente critico sull’attenzione prestata agli anziani nella località di residenza: il 55,4% ritiene che venga prestata poca o nessuna attenzione.

Giudica adeguata l’attenzione che nella città dove vive viene prestata agli anziani

attenzione

C’è un forte differenziazione territoriale che premia la Toscana: il 65% – due anziani su tre – dichiarano di ricevere un’attenzione adeguata contro un anziano su tre nelle altre due regioni, Lazio (37,3%) e Puglia (33,7%):

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Ufficio Comunicazione della Fondazione F.Turati