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L’incomunicabilità tra generazioni

di Elena Pianorsi | 29 luglio 2016

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La ricerca «L’Italia delle generazioni» realizzata da Censis e Fondazione Hpnr (Human Potential Network Research) in collaborazione con la Fondazione Oic (Opera Immacolata Concezione) mostra come non esista solo un problema di separazione per le difficoltà di integrazione delle nuove confessioni e culture religiose ma anche e sorprendentemente una frattura, una scissione nella società italiana che disegna un paese fatto tribù generazionali che non comunicano fra loro.

In un contesto segnato da un rapido e pesante invecchiamento, dove calano i giovani tra 18 e 34 anni oggi 11,1 milioni (erano 13,5 milioni nel 2001) crescono gli over 65 (13,2 milioni oggi contro 10,6 milioni del 2001) ed i baby boomers tra 35 e 64 anni (26,4 milioni contro 23 milioni del 2001) emerge, secondo dal ricerca del CENSIS, un difficilissimo rapporto tra generazioni.

I dati ci dicono che sono 2,3 milioni gli italiani che se non trovano un medico della propria età vanno in un altro studio o rinunciano alla visita. 3,8 milioni sono quelli che rinviano o rinunciano agli acquisti in assenza di un commesso della propria età. 5,2 milioni quelli che non accettano consigli personali da una persona di una età diversa dalla propria. 7,4 milioni coloro che, piuttosto che partire per le vacanze con persone di altre generazioni, preferiscono restare a casa. E questo difficile rapporto riguarda anche la sfera del lavoro: sono 7,5 milioni gli occupati che preferiscono avere rapporti con lavoratori della propria età e 4,6 milioni coloro che ai corsi di formazione vogliono solo propri coetanei.

Gli anziani – vuoi per scelta vuoi per necessità – si rivelano più aperti alla intergenerazionalità: 9 su 10, non sono preoccupati dalle differenze di età oppure vi si adattano.

Invece i più giovani mostrano una atteggiamento più spiccatamente “isolazionista”: il 10% dei millennials (18-34 anni) non vuole avere rapporti con persone di altre età, il 5,6% si fa visitare solo da un medico giovane, il 9,4% fa corsi di formazione solo con altre persone della stessa età, il 10,8% acquista solo in presenza di un commesso coetaneo, il 12% accetta consigli solo da altri giovani, il 22,2% fa viaggi solo con i coetanei.

Il CENSIS riconduce questa tendenza a “trincerarsi” da parte dei giovani alla sensazione di contare sempre di meno, tanto sul piano demografico che su quello sociale: si sentono pochi e sempre meno (anche per il perdurante brutale calo della natalità), esposti alla prospettiva della precarietà lavorativa, scarsamente influenti sul piano politico e sociale, i giovani reagiscono legittimandosi reciprocamente e cercando di tenere fuori le altri generazioni.

L’impressione è che non sia pienamente valutato nel suo impatto il peso che le nuove tecnologie della comunicazione hanno nelle giovani generazioni e che allarga a dismisura la frattura generazionale, i nuovi modelli culturali che propone e che prescindono dal rapporto con le generazioni precedenti, dalla trasmissione dei saperi espliciti ed impliciti.

Ci si rapporta con i nostri coetanei nell’universo mondo piuttosto che con gli altri nel punto dove ci si trova.

Elena Pianorsi segue, in Turati, le attività di comunicazione nonché tutte le attività relative ai convenzionamenti con enti e fondi assicurativi.