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L’infermiere specialista

di Fondazione F.Turati Onlus | 6 agosto 2015

Una indagine di EURES per conto di IPASVI ( Federazione Nazionale Collegi Infermieri) sui rapporti tra medici ed infermieri condotta a fine 2014 in 212 strutture sul territorio nazionale per un totale di 380 reparti coinvolti indica che il 90% dei medici è soddisfatto del lavoro con gli infermieri e l’80% dice sì all’infermiere specialista, più preparato e competente.

Una realtà, quella degli infermieri, che conta in Italia quasi 430.000 iscritti ai Collegi degli infermieri: 35.000 gli infermieri che mancano in base all’attuale organizzazione dei servizi.

Gli infermieri in Italia

Gli infermieri in Italia

I medici intervistati esprimono soddisfazione in merito ai rapporti instaurati con le altre figure sanitarie che operano nella propria Unità Organizzativa: una soddisfazione che arriva al 94,2% relativamente al rapporto con gli infermieri, il 93,3% in relazione al rapporto con gli altri medici della UO e il 92,4% per quanto riguarda il rapporto con le altre figure sanitarie.

La più alta percentuale di medici soddisfatti del rapporto con gli infermieri si registra nell’area intensiva e dell’emergenza-urgenza (96,8%, a fronte del valore “minimo” del 91,3% nell’area medica), mentre la maggiore soddisfazione per i rapporti con gli altri medici (97,1%) si registra nell’area neonatologica-pediatrica.

Se esiste qualche problema, questo si colloca a livello di dirigenza, soprattutto tra i primari: in un quarto delle strutture non si affronta in genere la questione della collaborazione tra le diverse figure sanitarie, mentre il 4,2% la “tollera” pur non incentivandola, e un residuale 0,5% la ostacola.

Otto medici intervistati su 10 (il 79,3%) sono favorevoli all’introduzione dell’infermiere specialista (anche se non tutti conoscono nel dettaglio la previsione del comma 566 della legge di stabilità 2015 che dà l’imprimatur normativo alla possibilità di prevedere competenze avanzate per gli infermieri : in particolare il 25,6% dei medici si dice “del tutto favorevole” e il 53,7% “abbastanza favorevole”, mentre il 20,7% è contrario (il 16,1% “piuttosto” e il 4,6% “del tutto”).

Nel dettaglio dei risultati si può leggere come oltre i due terzi dei medici siano convinti che la presenza dell’infermiere specialista sarà “molto” o “abbastanza utile ed efficace” in tutte le aree mediche in cui sarà impegnato.

Tra i vari reparti, la maggiore adesione all’introduzione di questa figura si ha in quelli di medicina generale (75,5%) e di neonatologia/pediatria (74,3%), seguiti dai medici impegnati nell’area intensiva e dell’emergenza/urgenza e da quelli della salute mentale e dipendenze (66,7% in entrambi i casi): gli scettici invece raggiungono il 45% nell’area delle cure primarie e servizi territoriali.

I maggiori consensi all’introduzione dell’infermiere specialista si hanno tra le donne (favorevoli nell’84% dei casi, contro il 76,2% tra gli uomini), i medici più giovani (85,7%, scendendo al 78,2% tra i medici di 40-55 anni e al 76,2% tra gli over 55).

Sono inoltre i medici ospedalieri (87%) e quelli che non svolgono attività intramoenia (87,6%) ad apprezzare di più la proposta, valutando le positive ricadute che potrà avere una figura infermieristica con competenze avanzate.

Minore appare la condivisione della proposta tra i medici che lavorano anche presso studi privati o che svolgono soprattutto intramoenia, tra i quali i contrari salgono rispettivamente al 35,2% e al 35,1%.

La quota dei contrari è poi maggiore nelle più alte gerarchie mediche: 36,4% tra i dirigenti delle Unità operative complesse (comunque favorevoli nel 63,7% dei casi), a fronte del 14,6% dei direttori delle Unità operative semplici (favorevoli nell’85,4% dei casi).

La cooperazione tra le diverse figure sanitarie è ritenuta indispensabile nella gestione delle Unità operative dove oltre 7 dirigenti su 10 la “promuovono” o la “impongono: in particolare sono i dirigenti delle strutture private (accreditate/convenzionate) a sostenerla di più (86,4% dei casi) rispetto a quelli della strutture pubbliche (71,2%), dove invece, più frequentemente, i dirigenti tendono a non occuparsene (24,1% dei casi contro il 13,1% delle strutture accreditate/convenzionate).

La collaborazione stretta tra le diverse figure sanitarie ha come obiettivo primario la tutela del paziente e della sua salute e investe tutti i diversi processi di presa in carico, di cura e di gestione complessiva dei pazienti.

In questo ambito quasi l’80% dei medici dichiara di aver ricevuto aiuto da un infermiere mentre sono leggermente inferiori sono le percentuali per le decisioni sulla gestione delle degenze a differenza delle decisioni terapeutiche dove a pesare è soprattutto l’aiuto tra colleghi medici (82,2% ), ma c’è anche il contributo degli infermieri che aiutano nel 41,2% dei casi il medico in un ambito che è di sua esclusiva competenza.

L’aiuto ai medici dagli infermieri nella gestione dei pazienti è elevato per tutti gli ambiti clinici, con i valori più alti nell’area neonatologica-pediatrica (88,2%).

Ufficio Comunicazione della Fondazione F.Turati