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Maternità e lavoro

di Fondazione F.Turati Onlus | 18 maggio 2015

L’ISTAT ha pubblicato i risultati relativi alle dinamiche riproduttive delle donne in Italia e del difficile rapporto tra maternità e lavoro: dai dati emerge che a partire dal 2000 ad oggi ci sono sempre più donne sul mercato del lavoro, che incontrano limiti alla volontà di avere figli nella difficoltà di conciliazione tra famiglia e lavoro, resa ancora più difficile dalla crisi economica.

Nel 2012 il 22,4% delle madri occupate all’inizio della gravidanza, non lo era più a due dalla nascita del figlio (ovvero quando ha avuto luogo l’intervista) mentre il 42,8% di quelle che hanno continuato a lavorare dichiara di avere problemi nel conciliare l’attività lavorativa e gli impegni familiari.

In generale:

  • il 48,8% delle madri risulta occupata tra il primo e il secondo riferimento temporale;
  • il 33,2% si dichiara non occupata in entrambi i momenti;
  • il 14% delle madri che lavoravano all’epoca della gravidanza non lavora più a distanza di circa 2 anni dalla nascita del bambino.

Cambiamenti nella condizione professionale delle madri di nati nel 2009/2010 prima e dopo la nascita del figlio – (anno 2012)

Cambiamenti nella condizione professionale delle madri di nati nel 2009/2010 prima e dopo la nascita del figlio - (anno 2012)

Pesano le differenze territoriali: il rischio di lasciare o perdere il lavoro con la maternità sale se si risiede al Sud (33,9% contro il 16,3% del Nord-Ovest) e aumenta proporzionalmente al numero di figli (il 55,5% delle madri al secondo figlio lascia il lavoro).

Le madri di nati nel 2009/2010 che hanno perso o lasciato il lavoro, per ripartizione geografica e numero di figli (anno 2012)

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Anche la condizione del partner conta, con il rischio che aumenta nelle famiglie in cui il partner non è occupato oppure è occupato con una bassa posizione nella professione.

Tra le madri che non lavorano più il 52,5% ha dichiarato di essersi licenziata o di aver interrotto l’attività che svolgeva come autonoma; il 25% circa ha subito il licenziamento; per il 20% circa si è concluso un contratto di lavoro o una consulenza; il 3,6% dichiara di essere stata posta in mobilità.

Due donne su tre (il 67,1%) lamenta difficoltà di conciliazione degli impegni lavorativi con quelli famigliari, in calo rispetto al 2005 (78,4% ) mentre cresce al 13,5% l’insoddisfazione insoddisfazione per il tipo di lavoro svolto sia in termini di mansioni che di retribuzione (6,9% nel 2005).

A chi è affidato il figlio quando le madri lavorano?

  • nel 92,8% dei casi affidano il figlio a servizi o persone che se ne occupino;
  • nel 51,4% dei casi si rivolgono ai nonni;
  • nel 37,8% lo affidano ad un asilo nido;
  • nel 4,2% si rivolgono alle baby sitter.

Le persone e i servizi che si occupano della cura dei figli delle lavoratrici

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Pesa il costo della retta per l’asilo nido considerata troppo elevata dalla metà (50,2%) delle madri che non hanno fatto ricorso al servizio , la metà (50,2%) mentre l’11,8% lo imputa alla mancanza di posti.

I motivi per cui il bambino non frequenta l’asilo nido

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In questo contesto, come indicano le ricerche di Secondo Welfare, E’ proprio in questo contesto che sempre più spesso si sviluppano nuove soluzioni “dal basso”, nate a partire dalle esigenze quotidiane e ideate proprio dalle persone che sperimentano in prima persona i problemi: a questi temi a metà giugno la Fondazione Turati dedicherà una specifica iniziativa a Pistoia.

Ufficio Comunicazione della Fondazione F.Turati