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Non autosufficienti tra criticità e lacune, Mugnai (Pdl) «Nel 2011 il 52,1% dei pazienti ha atteso il servizio per più di 90 giorni. Così la Regione viola le sue proprie leggi»

di Fondazione F.Turati Onlus | 11 aprile 2012

I nuovi dati nella relazione appena approvata dalla giunta regionale «Per l’inserimento in Rsa c’è anche chi attende oltre un anno»

«Nel 2011 il 52,1% dei pazienti non autosufficienti ha avuto accesso al servizio domiciliare richiesto in un tempo superiore ai 90 giorni stabiliti come limite massimo dalla legge regionale 66 del 2008. Non solo: sempre nel 2011 alcuni cittadini hanno atteso per oltre un anno prima di ottenere l’inserimento in una residenza sanitaria assistita (Rsa)». La denuncia scatta dal Vicepresidente della Commissione sanità Stefano Mugnai (Pdl), e la sua fonte è di quelle al di sopra di ogni sospetto di parzialità: si tratta infatti proprio della giunta regionale che, nella seduta del 2 aprile scorso, ha licenziato una decisione che approva la relazione (in allegato) sul raggiungimento degli obiettivi per quanto riguarda l’istituzione del Fondo regionale per la non autosufficienza.

«Leggendo le dieci pagine di relazione – racconta Mugnai – l’espressione “palesi criticità” si trova fin dal primo paragrafo e si trascina fino all’ultimo, dove si trovano per l’appunto le tabelle sui tempi d’attesa per l’erogazione dei servizi domiciliari e per l’inserimento in Rsa. Sono dati sconfortanti che testimoniano la fondatezza dei rilievi che in questi mesi abbiamo mosso sulla non autosufficienza, nonché delle proteste che sempre più spesso si levano da parte dei cittadini». Sì perché se sconfortano le percentuali complessive, i dati nel dettaglio non alleggeriscono di certo lo spirito. Prendiamo l’assistenza domiciliare: «Su 292.951 servizi attivati – illustra Mugnai – 13.783 arrivano al paziente dopo un anno di attesa, 12.655 dopo 11 mesi, 13.499 dopo 10 mesi e via e via, in un trend inaccettabile considerando che si tratta di persone non autosufficienti e dunque con disabilità grave. Anche per l’inserimento in Rsa c’è da tribolare, e non poco: «Nel 2011 sono stati inseriti in Rsa 2.297 pazienti, a fronte di 820 persone che al 31 dicembre risultavano ancora in lista d’attesa. Ebbene anche in questo caso, se il 52 per cento viene inserito entro i 90 giorni di legge, tutto il resto dei pazienti subisce attese maggiori. In 10 casi, addirittura, si è registrata un’attesa superiore ai 12 mesi tra la presa in carico del paziente e l’erogazione del servizio, ma sono 370 le persone cui è toccato di aspettare per più di sei mesi».

Secondo Mugnai: «In Toscana siamo dinanzi alla parziale negazione di un diritto: quello all’assistenza dei non autosufficienti. La Regione afferma che il numero in valore assoluto dei pazienti in lista d’attesa si sia ridotto, ma ciò non è certo avvenuto per qualche improbabile guarigione da malattie degenerative. Non è diminuito il bisogno: si sono tagliate le spese sostenute dal fondo per la non autosufficienza e alzati i parametri di gravità e condizioni per entrare in Rsa».

A sentire i rilievi che giungono dai territori, il gap sarebbe nello strumento di previsione della richiesta, che non consentirebbe proiezioni corrette con conseguente disfunzione nella programmazione e nella gestione del servizio. Sotto accusa sarebbe lo strumento di calcolo dei livelli isogravità del bisogno, un algoritmo che dovrebbe permettere di prevedere il bacino di richieste di servizio da pazienti di gravità simile. Ecco: pare non funzioni, tanto che per il 2012 la giunta annuncia un tavolo di lavoro che dovrà rivederlo e perfezionarlo. Nessuna responsabilità politica, dunque, solo matematica? Secondo Mugnai no: «La politica c’entra eccome rispetto a un bisogno reale di assistenza che richiede una riarticolazione delle risposte attraverso strumenti non solo residenziali, non solo sanitarizzati, strumenti più flessibili ed agili come strutture per autosufficienti e centri diurni che sicuramente risponderebbero con maggiore appropriatezza ai bisogni di molti cittadini. Ma bisogna fare in fretta, utilizzando la rete delle Rsa esistenti. Il bisogno non aspetta».

Ufficio Comunicazione della Fondazione F.Turati