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Sanità – Capire i bisogni, oltre ai bilanci

di Elena Pianorsi | 8 novembre 2016

Tragedia nel Novarese, padre uccide figlio disabile nel sonno e poi tenta il suicidio.

In provincia di Novara l’ennesimo dramma della disperazione, della solitudine, dell’abbandono in cui vengono talvolta lasciate persone costrette a combattere, da sole, contro la malattia o la disabilità grave. Un uomo, rimasto vedovo, accudiva da solo un figlio  gravemente disabile. Angosciato dal fatto che il giovane sarebbe rimasto solo quando anche lui fosse mancato, l’uomo ha soffocato il ragazzo nel sonno e poi ha tentato di uccidersi con il gas.  Una storia tristissima che non può non far riflettere. Come è possibile infatti che il nostro sistema di welfare sanitario, senza dubbio uno dei migliori al mondo, possa non essere in grado di far fronte a situazioni come questa? Non conosciamo i particolari e non vogliamo generalizzare ma è un dato di fatto che, in molti casi, la risposta vada ricercata in un approccio al problema troppo burocratico. Di fronte a malati terminali, a persone colpite dall’Alzheimer o da altre malattie neuro-vegetative, a disabili gravi non si possono affrontare i problemi solo ed esclusivamente con la lente del ragioniere. I conti, certo, sono importanti ma prima viene l’uomo, soprattutto se debole e malato, e le sue necessità.  

Anche regioni all’avanguardia dal punto di vista sociale, come la Toscana, qualche volta scivolano su questa buccia di banana.  E’ il caso di un provvedimento, messo a punto nella conferenza Stato- Regioni,  sul pagamento delle rette per disabili gravi che sono ospitati presso RSD della Toscana. Queste persone, ancorché residenti in un comune toscano, se originariamente provengono da fuori regione, dal primo gennaio del 2017 saranno considerate a carico delle Asl di provenienza che, a quel punto, avranno davanti a se due strade: o pagare la retta alla struttura dove si trova la persona in questione oppure  ricoverare il disabile in una struttura della loro regione.  Con possibili conseguenze negative in entrambi i casi. Nel primo, perché questi ricoveri non sono mai isolati e perché non tutte le regioni hanno la stessa solerzia per pagare i propri fornitori. Il che significa che di fatto si viene a scaricare su chi presta l’assistenza l’onere di fornire un servizio senza corrispettivo. Una situazione che alla lunga è tale da mettere in crisi anche le RSD più solide. Nel secondo, perché far cambiare ambiente ad una persona che per la complessità dell’assistenza vive in una struttura può significare procuragli una ferita psicologica quasi altrettanto grave della malattia.

Basta solo un po’ di buona volontà per non aggravare di ulteriori difficoltà famiglie già colpite da un evento negativo. I risparmi possono, e devono, essere fatti in altri settori. A fronte di malattie molto gravi si deve essere soprattutto in grado di   capire bisogni e necessità.

Elena Pianorsi segue, in Turati, le attività di comunicazione nonché tutte le attività relative ai convenzionamenti con enti e fondi assicurativi.