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Una lezione di vita

di Fondazione F.Turati Onlus | 18 luglio 2014

Giulio Scarpati, l’attore che ha raggiunto il successo ed il grande pubblico con la fortunata serie televisiva “Un medico in famiglia”, ha scritto un libro «Ti ricordi la Casa Rossa? – Lettera a mia madre» dedicato appunto alla madre, malata di Alzheimer, recentemente scomparsa. La giornalista del Corriere della Sera, Maria Volpe, ha intervistato l’attore, l’articolo è stato poi pubblicato sul Corriere del 13 giugno u.s. Ne riportiamo due brani che testimoniano come, anche in presenza di una malattia così grave, l’affetto che unisce le persone riesca a mantenere vivo un rapporto:

«Sono felice di aver fatto questo libro, anche se mi è costato molto: mi sentivo inadeguato ma ha fatto bene a me, alla mia famiglia e anche ai tanti parenti di malati che vivono la mia situazione, che hanno gli stessi dubbi, la stessa disperazione, lo stesso senso di impotenza di fronte ai medici che non sanno cosa dirti».

«Ci sono stati dei momenti in cui mi arrabbiavo perché mi pareva che mia madre non combattesse più, ma poi mi rendevo conto che non era questione di volontà, non poteva farcela. Quella malattia porta a una sorta di retrocessione fisica e mentale che in natura non esiste». E questo stato che «in natura non esiste» lo toccano con mano i familiari dei malati di Alzheimer che in questi lunghi mesi hanno ascoltato le presentazioni del libro di Scarpati, gli hanno scritto, gli hanno mandato email. «In tanti mi hanno contattato per condividere lo stesso problema. Il mio dolore l’ho metabolizzato attraverso il libro e provo a dare un po’ di conforto agli altri. Sono tante le associazioni di malati di Alzheimer che mi chiedono di fare da testimonial, ma vorrei essere certo di trovarne una davvero seria». Dopo questi calvari pensi di essere pronto alla morte di chi ami. Sono in tanti a dirti «Meglio così, ha smesso di soffrire». Non è così. «È chiaro che con una certa assenza di mia madre avevo già fatto i conti, ma un legame c’era eccome» dice Giulio.

Ufficio Comunicazione della Fondazione F.Turati