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Una società senza sentimenti con arroganti e indifesi

di Fondazione F.Turati Onlus | 30 aprile 2012

Nella prefazione di Alberto Sordi al libro “Ammazza che fusto”, del 1995, tutti i mali della società di oggi. “Solo la solidarietà ci permetterà di uscire da questa grande crisi”.

Sorridete gente, sorridete. E più sorridete e più lui se la ride. Mi par di vederlo l’Albertone nostro lassù, che sbircia felice come un bambino da dietro le quinte celesti, si strofina le mani… e ride, ride, ride. Ride a crepapelle. E ogni tanto si gira, guarda gli angeli che se lo coccolano con lo sguardo ed esclama loro: “Aò, ammazza eh, ma li vedi questi? Quanto so’belli!”. E lo dice con affetto sincero. In fondo era il suo sogno ed è diventata la sua immortalità.

Non sono un esperto di cinema e non ne conosco a pieno le dinamiche. Non sono e non voglio essere un critico. Ma non riesco a non affermarlo: Alberto Sordi è il più grande attore di tutti i tempi. Mi spiace, premetto: sono di parte. Quando sento il sottofondo musicale del Marchese in televisione corro sul divano. Quando cucino o mangio ho l’ immagine di Nando Moriconi con lo spaghetto in bocca che mi osserva. E potrei continuare ancora. Alberto Sordi è stato un grande interprete della commedia italiana ed ha portato sul grande schermo i difetti ma anche i pregi dell’italiano basso, medio ed alto. Ne ha interpretato le più disparate diversità sociali, dal Marchese che zompa dispensando scherzi a destra e a manca al borghese vendicativo con chi ha tolto le speranze al giovane figlio – che poi erano le sue – per il quale era perfino sceso a patti con la propria coscienza. E’ stato un crescendo fatto di spettacoli, di radio, di personaggi che poi sono diventati dei miti. Ma la carriera di Sordi, i suoi film, i suoi ruoli sono noti a tutti. E allora, che scrivo a fare? Scrivo per ripetere ancora una volta: Alberto Sordi è stato il più grande di tutti. E non riuscirete a farmi cambiare idea, vi avverto. Ancora di più oggi quando, rileggendo la prefazione che Alberto ha scritto al libro “Alberto Sordi – Ammazza che fusto” nel luglio del 95, leggo:

“Ho interpretato personaggi di tutte le estrazioni sociali, fino a trovarmi invecchiato attraverso gli anni che sono passati. E sono così giunto a questo vecchio di ottant’anni (in Nestore) che ho voluto rappresentare proprio perché, in un momento economico, sociale e politico così confuso, convulso, dominato dal consumismo, dove diventa impossibile riflettere sulla vita di tutti i giorni, l’anziano rappresenta in assoluto la categoria degli indifesi. Tutti i sentimenti che stanno alla base del vivere sociale sono scomparsi: la vergogna, il rispetto, l’altruismo, la solidarietà. E così, ho realizzato un film che forse il pubblico non si aspettava da me. Stiamo attraversando un periodo che ci impone di non aspettare che le istituzioni provvedano a sistemare determinate anomalie. Basterebbe la volontà del singolo di guardarsi attorno, per aiutare chi sta vicino. Solo la solidarietà ci permetterà di uscire da questa grande crisi. […] Ora, continuando il cammino, mi sono chiesto se un vecchio può ancora essere protagonista di un film, e mi sono reso conto che il mondo è sostanzialmente ancora dei vecchi: il potere è ancora ben saldo nelle loro mani. […]”

Eh sì, caro Alberto. Le hai scritte quasi venti anni fa, ma mica è cambiato nulla sai? Sempre nella tua prefazione hai scritto: “Se penso a Tangentopoli, mi viene in mente il 1984 quando realizzai “Tutti dentro”. Ricordo che nel film dichiarai che, per chiudere tutto, occorreva incriminare il giudice, pur conoscendone l’integrità assoluta.. Bè, mi vengono i brividi ad assistere a quello che sta accadendo oggi. Proseguii sempre anticipando i tempi […] tanto che seguendo semplicemente le vicende di attualità ho potuto programmare il mio cinema […] rifiutando le offerte dall’America perché mi si chiedeva di interpretare ruoli mentre a me interessava raccontare qualcosa che ben conoscevo, la storia d’Italia, appunto.”

Caro Alberto, nella mia mente scorrono i tuoi ruoli, i tuoi film. Echeggiano queste tue parole. Penso ai nostri anziani, alle lacerazioni dei loro diritti, alla mancanza di tutele. Alla crisi economica ed all’individualismo spregiudicato che li rende sempre più ultimi. Penso alle prossime manovre dei governi – leggi l’Imu che stangherà gli anziani ospiti delle case di riposo – ed i brividi vengono a me. Hai proprio anticipato i tempi e la storia. Chapeau.

Claudio Tirinnanzi

Ufficio Comunicazione della Fondazione F.Turati